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Murale: La Vita è Meravigliosa

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🏛️ TAPPA 2
via Malerva 15
MURALES LA VITA è MERAVIGLIOSA – Mariana Duarte Santos

I murales che si ispirano ai film di Frank Capra danno nuova luce al borgo, Andrea Buglisi con “L’eterna illusione”, Angelo Genova (CrazyOne) con “Accadde una notte”, Mariana Duarte Santos con “La vita è meravigliosa”, Camilo Nuñez (Theic) con “Mr Deeds & Babe” hanno scritto, tra le strade del paese natale di Frank Capra, una pagina artistica essenziale per ricordare le opere del Maestro del cinema Hollywoodiano.

Davanti a voi potete ammirare l’opera di Mariana Duarte Santos, un’artista visiva di Lisbona, Portogallo, che lavora con una varietà di media e con la street art.
I pezzi di Mariana riflettono il modo in cui osserva e percepisce il mondo. Gran parte del suo lavoro si basa su fotogrammi di vecchi film e programmi TV, ora dimenticati: prende ispirazione da vecchie fotografie scartate, nel tentativo di rinnovare o rianimare le vecchie e toccanti immagini che vede come ancora degne di vita.

Il murales del percorso Frank Capra ricorda una delle scene più iconiche del film “La Vita è meravigliosa“.

Conosci già questo film? George Bailey, un americano qualunque che vive in un paesino qualunque, medita il suicidio. In Paradiso il suo angelo custode Clarence rivede l’esistenza del suo protetto in un lungo flash back: dall’infanzia al matrimonio, dalla morte del padre all’assunzione dell’azienda familiare che adesso è in crisi.
Proprio quando George decide di uccidersi interviene l’angelo Clarence che si tuffa nel fiume al posto suo, si lascia salvare dallo stesso George e gli spiega come sarebbe stata la sua vita se non fosse mai nato…. cosa vi ricorda questa trama? Ebbene sì, frank Capra trasse spunto dal Canto di Natale di Charles Dickens.

“Pensavo che La vita è meravigliosa fosse il più bel film che avessi mai fatto. Meglio ancora, ero convinto che fosse il più bel film che fosse mai stato fatto.
Certo non era stato concepito per gli <<<oh-che-noia» dei critici o per gli «oh-che-roba» dei letterati.
Era il film per la mia gente, il film che avevo voluto fare da quando avevo posato per la prima volta l’occhio contro il mirino della macchina da presa in una palestra ebrea di San Francisco.
Un film per dire ai depressi, agli sconfortati, ai disillusi, ai barboni, ai poveracci, alle prostitute, a quelli che stavano dietro le sbarre di una prigione o oltre la cortina di ferro che nessun uomo è un fallito!”