Chiesa Madre di San Giovanni Battista
Questo articolo è disponibile anche in:
English
🎧 TAPPA 3 – CHIESA MADRE DI SAN GIOVANNI BATTISTA
La Chiesa Madre di Bisacquino è un autentico scrigno di arte, fede e storia, dedicato a San Giovanni Battista. L’attuale struttura barocca, edificata a partire dal 1720, costituisce la terza fase costruttiva di una chiesa parrocchiale medievale esistente sin dall’origine della città, ma di cui non rimane alcun vestigio.
Della fase rinascimentale, la cinquecentesca Santa Maria degli Angeli abbattuta nel 1703, si conservano la zona absidale inglobata nell’oratorio del SS. Sacramento, ed il manieristico campanile, a base quadrata con alto zoccolo e cupola costolonata, visibile all’angolo destro del prospetto settecentesco.
Progettata probabilmente dall’architetto dominicano fra Damiano Rizzo, la costruzione dovette affrontare numerose difficoltà strutturali, esaminate per ordine dell’arcivescovo di Monreale Francesco Testa da un Professor di Architettura e da’ Capi Maestri e dovute anche all’umidità e alle acque tramandate per via sotterranea dalla parte superiore del paese e dalla montagna retrostante.
La facciata, realizzata con conci tufacei squadrati, è a due ordini di costruzione, raccordati da volute barocche. I lavori del prospetto furono affidati al magister Matteo Savoca di Sciacca dal 1756 al 1760, che scolpì anche le statue di pietra di San Giovanni Battista e Santa Rosalia, collocate alle sommità e che vegliano sul borgo.
La cupola in stile neoclassico fu realizzata grazie all’interessamento del Venerabile Monsignor Giovanni Bacile, le cui spoglie sono custodite in un sarcofago di marmo, nella cappella della Madonna di Lourdes, all’interno della chiesa, accanto l’altare.
Entrando, nella prima cappella a sinistra, è collocata la statua lignea del santo titolare della chiesa, San Giovanni Battista, scolpita dal palermitano Pietro Marino nel 1742.
La chiesa si sviluppa su tre navate, coperte da volte a botte lunettata. Gli stucchi dorati del Settecento decorano le pareti e raggiungono una considerevole complessità nel transetto.
Da una lato si possono ammirare il Padre Eterno circondato dai Quattro Evangelisti, dall’altro le Virtù Teologali di Fede, Speranza e Carità, e le Opere Buone.
Queste raffigurazioni sono riconducibili alla bottega dei fratelli Vincenzo e Gabriele Messina, con i quali collaborava lo stuccatore bisacquinese Giuseppe Portaleri.
Tra i capolavori custoditi vi è la monumentale Vara del SS. Crocifisso, scolpita dal “maestro faligname ed Ingegniero” bisacquinese Giuseppe Bellacera nel 1792: un poderoso baldacchino finemente intagliato e profuso di ori.
La Vara custodisce un Cristo Crocifisso ligneo, probabilmente della prima metà del Seicento, attribuito alla scuola di Frate Umile da Petralia. Il Cristo Crocifisso, di grandezza quasi al naturale, è raffigurato realisticamente un attimo prima di esalare l’ultimo respiro. La croce è impreziosita da lamine d’argento e da lamine di tartaruga.
Il culmine della vita religiosa è la spettacolare processione del 3 maggio, quando la Vara, pesante circa molti quintali, viene portata a spalla dai fedeli tra una folla emozionata, preceduta da una trentina di statue di santi.
Da contemplare il prezioso dipinto di forma ovale, posto sull’altare, raffigurante il Sacro Cuore di Gesù, attribuito al celebre pittore saccense Mariano Rossi.
Nel profondo presbiterio troneggia l’altare maggiore in marmi policromi, sormontato dalla magnifica tela della Madonna del Paradiso, realizzata da Gioacchino Martorana nel 1777. Ai lati, un elegante coro ligneo con leggii finemente intagliati, probabile opera dei “Mastri d’ascia” bisacquinesi.
L’organo ottocentesco, in stile neoclassico, è stato costruito Antonino Ragonese, dal maestro organaro palermitano Antonino Ragonese nel 1861.
La Chiesa Madre è il cuore pulsante di Bisacquino: un luogo in cui arte sacra e tradizione popolare raccontano l’anima più autentica del borgo. Una tappa imprescindibile per chi desidera vivere la Sicilia più intima e spirituale.